mercoledì 27 aprile 2011

Mary Poppins




Walt Disney assai presto ebbe la percezione del tempo che fuggiva e del poco che ancora gli restava da vivere, ed era ossessionato dall’idea di sistemare le cose in modo che, dopo la sua morte, la ditta rimanesse nelle mani della sua famiglia. Di gloria Walt Disney ne raccolse molta, e la maggiore gli provenne da quella Biancaneve e i sette Nani che fu fermamente osteggiata da tutti i suoi familiari, amici, tecnici, maestranze, consiglieri e…. chiunque altro. Ma non dal suo banchiere. Nell’articolo Il Duce e Biancaneve raccontai che Walt Disney, rimasto senza quattrini, montò tutto il materiale già girato ed allestì una proiezione in banca, sperando che la finanza gli concedesse fiducia e danaro per portare a termine l’opera. Raccontai che il banchiere rimase silente per tutta la durata della proiezione, mai diede segno di entusiasmo e di approvazione.
Amadeo Giannini, Bank of America


Che silenziosamente lo accompagnò alla porta, ed accomiatandosi disse: “Credo che questo film incasserà un sacco di quattrini”. Il che significava che gli concedeva tutto il credito necessario. Ed alla fine dell’articolo, per confermare gli stretti legami che, quasi per un segno del destino, legavano Biancaneve all’Italia, raccontai che, tra le centinaia di ragazze selezionate, la gara per la voce di Biancaneve fu vinta da Adriana Caselotti, figlia di un illustre insegnante di canto italiano. Per pura distrazione dimenticai di dire chi era il banchiere che aveva finanziato Biancaneve, determinando la svolta decisiva nella vita di Walt Disney e nella storia della cinematografia. Era Amadeo Pietro Giannini, l’italiano nato a San Josè di California, fondatore della “Bank of America”, conosciuto da tutti come “Il Banchiere d’America”. E va detto che la Bank of America seguitò ad appoggiare Walt Disney per tutta la sua vita, anche dopo la morte di Giannini nel 1949. La vita di Walt Disney, pur con tutta la fama ed il rispetto da cui era circondato, non fu priva di amarezze e dispiaceri. Probabilmente era troppo rigido. Forse farei meglio a tornare indietro e cancellare il “probabilmente”. Sì, era troppo rigido, e questa rigidità lo portò a vette insuperabili nell’empireo dell’arte, ma lo dilaniò interiormente. Ruppe ogni legame d’amicizia con Katherine Hepburn quando seppe che si vedeva con Spencer Tracy prima di aver ottenuto il divorzio da suo marito. Fu in lotta continua con gli ebrei che governavano le cinque maggiori case cinematografiche, ed erano proprietarie della quasi totalità delle sale cinematografiche, detenendo così il monopolio assoluto nella distribuzione. Negli stabilimenti della Walt Disney ci fu un unico dipendente che mantenne il suo posto per oltre quarant’anni. Era l’unico negro che varcasse i cancelli degli studios, e la sua mansione era quella di lustrascarpe. Ma indubbiamente, tra le vicende familiari e quelle aziendali, quella che gli recò il maggior dolore e che lo spinse fino alle soglie dell’abbandono fu lo sciopero dell’inizio degli anni 40. Non poteva concepire che i “suoi figli” gli si voltassero contro, lui che aveva fatto ogni sacrificio per assicurare loro le migliori condizioni di lavoro possibili! Però tra le istanze degli scioperanti c’era anche la questione delle vacanze pagate, e questo significa quanto arretrate fossero, in America, le provvidenze in favore dei lavoratori. Per lo meno rispetto ai lavoratori italiani.

Biografia di riferimento di Mark Eliot



La sua rigidità si nota chiaramente nei suoi personaggi femminili, che volle addrittura archetipi di una moralità adamantina. E qualcuno troverà paradossale che proprio i suoi personaggi più rigidi, Biancaneve e Mary Poppins, balzassero nelle posizioni di testa delle classifiche delle donne più attraenti. Con il voto non solo dei più piccini, ma anche dei grandi. La cosa, però, non deve stupire, perché si trattava (e tuttora si tratta) di donne in partenza dotate di un’inequivocabile avvenenza, cui l’aura di moralità e riserbo giovavano almeno quanto atteggiamenti sguaiati ed ammiccanti avrebbero loro nociuto. Evidentemente Disney, con tutte le sue fissazioni, i suoi complessi e le sue debolezze, conosceva però il pubblico, e sapeva benissimo che i bambini, le famiglie e le persone perbene avrebbero posto le sue eroine in una categoria superiore. In definitiva tutta la sua produzione era rivolta verso il sano intrattenimento famigliare, e doveva puntare sull’assenso, non sulla censura delle numerose organizzazione tutelari della pubblica moralità. Ma il genio di Walt Disney consisteva nel non lasciarsi soggiogare dal conformismo, e fece emergere dal conformismo storie scintillanti, divertenti, emozionanti, dinamiche ed all’avanguardia dei ritrovati tecnici in tema di colore, musica ed effetti speciali.

Il sogno di Mary Poppins
Negli anni 60 Walt Disney compie sessant’anni e sente, fisicamente e psicologicamente, l’approssimarsi della fine. Raccoglie ancora successo con One Hundred and One Dalmatians (La Carica dei 101) ed un rifacimento di Fantasia. Con quest’ultimo raccoglie una critica forse eccessivamente benevola, ma non un successo di botteghino. Svaniva il sogno di un trionfale ritorno sulle scene di Mickey Mouse. Barcollando come un pugile suonato, Walt Disney si sente come afferrato e sospinto a risalire ancora una volta sul ring dei suoi passati trionfi. Ripercorre le tappe della sua carriera e cerca, invoca, implora l’intervento di una fata benefica che sia la madrina della sua ultima impresa. E prima s’’accende una tenue lucetta, che si rafforza, e poi esplode in un barbaglio accecante in cui si materializza la figura di una singolare bambinaia inglese di nome Mary Poppins

P.L. Travers


Da anni ed anni Disney conosceva il testo originale della novella di P.L. Travers Mary Poppins, la storia di una magica bambinaia (sarebbe più giusto dire istitutrice, ma il testo originale parla di una nanny. Completamente errata la traduzione in governante, che deve occuparsi dell’ordine e della pulizia in casa. Per ragioni di assonanza con nanny si accetta l’appellativo di tata), di una bambinaia, dunque, che ristabilisce il sentimento di amor paterno in una ricca dimora, in cui il papà, ricco e grasso, mostra un cuor di ghiaccio nei confronti dei suoi due deliziosi figlioli. Spesso la moglie di Walt, Lillian, leggeva ad alta voce questa serie di racconti per far addormentare la figlia Diane, ed in varie occasioni madre e figlia avevano chiesto a Walt di trasformare il libro in un film. L’autrice australiana, che risiedeva normalmente a Londra, durante la guerra s’era trasferita in America per evitare i bombardamenti. Sapendo che abitava a New York, mandò il fratello Roy a trattare con lei. La Travers respinse le proposte di Roy, come aveva fatto con altri cineasti, perché considerava il cinema “un’arte volgare”, specie per quanto riguarda i film prodotti ad Hollywood. Negli anni seguenti Disney rinnovò i suoi tentativi di acquistare i diritti cinematografici di Mary Poppins, ricevendo reiterati rifiuti. Finalmente Walt decise di agire personalmente, e andò a trovare la Travers a Londra, ove era ritornata dalla fine della guerra. E, miracolo!, alla Travers questo Disney (Walt, non Roy) piacque: intelligente, affascinante e molto persuasivo. In breve, lui la convinse che lui, e solo lui, era colui che poteva trasformare il libro in un fillm giusto. E per chiudere la trattativa accettò le due condizioni poste dall’autrice: che il libro non fosse trasformato in un cartone animato, e che a lei rimaneva il diritto di approvare il copione. Naturalmente Walt Disney se ne infischiò, di queste condizioni: A parte certe disposizioni del Ministero della Guerra (al tempo della guerra), in tutta la sua storia gli studios della Disney mai avevano dovuto sottostare a simili condizionamenti. Dopo aver visionato alcuni stralci del film, la Travers chiese la riedizione di diversi brani. Ed allora Disney spiegò alla scrittrice che aveva il diritto di approvazione sul copione, non sul film (!).


Julie Andrews in teatro (My Fair Lady)


Julie Andrews: la donna superiore
Dopo aver cestinato una lunga lista di stelle candidate al ruolo di protagonista, Walt Disney venne a vedere Julie Andrews a Broadway nella produzione del musical Camelot, e fu immediatamente conquistato dalla grazia e dalla bellezza dell’attrice, talché, il giorno dopo, le offrì formalmente la parte. Con molta gentilezza, ma con altrettanta fermezza, ella rifiutò. Prima di Camelot, Julie Andrews aveva trionfato nella versione teatrale di My Fair Lady, in cui aveva conquistato, nella parte di Eliza Doolittle, oltre all’entusiasmo del pubblico, una quantità enorme di premi, trofei, riconoscimenti…. Quando dal teatro si trattò di realizzare il film, Jack Warner la rifiutò, e Julie Andrews, inglese, si convinse di non aver nessun futuro nella cinematografia americana. Per maggior ironia, il rifiuto di Jack Warner era motivato dal fatto che la Andrews non aveva quella carica di sensualità necessaria alla parte di ragazza di strada che seduce Higgins, per la quale fu scelta Audrey Hepburn (il professore di fonetica Henry Higgins, protagonista maschile, fu Rex Harrison tanto sulla scena quanto sullo schermo). Bene, Julie Andrews non aveva abbastanza carica sensuale? Era proprio l’ideale per Walt Disney che, con la sua irresistibile parlantina, la convinse ad accettare la parte.

Dick van Dyck, Julie Andrews e i due bambini

Di ritorno a Hollywood, Disney nominò Bill Walsh come produttore del film, e prevalse sul suo antico collaboratore Ub Iwerks (co-creatore di Topolino) nello sviluppo di nuovi effetti visivi che avrebbero consentito al film di apparire contemporaneo, ma con un’anima classica (il tocco magico del miglior Walt Disney). Quando la produzione ebbe inizio, Walt divenne ossessionato da Mary Poppins, prodigando un impegno senza precedentil in tutta la sua carriera. Impose ad ognuno di eseguire i minimi dettagli esattamente come lui li voleva, non importa quanto tempo e denaro costassero. Ed i risultati si videro sullo schermo. Walt Disney, in virtù della perfetta fusione tra animazione e riprese dal vivo, trasformò la serie di episodi non strettamente connessi in cui consisteva il libro in una rappresentazione unitaria della natura della fantasia infantile. “In Mary Poppins Walt creò un mondo dove l’identità, la felicità, l’espressione e la soddisfazione erano determinate soltanto dalle gioie della libertà fisica. Un mondo, come Mary spiega a Mr. Banks (il grasso banchiere padre dei due bambini), dove nulla ha bisogno di essere spiegato” (Mark Eliot). Il film ebbe la sua prima rappresentazione ad Hollywood nel Grauman’s Chinese Theater il 27 agosto 1964, e fu accompagnato da una critica entusiasta e da un grosso successo commerciale. Al suo lancio iniziale Mary Poppins raccolse la fenomenale cifra di 45 milioni di dollari, che a quel tempo rappresentava il sesto maggior incasso tra tutti i film mai prodotti. Nella corsa ai premi Oscar, delle tredici nomination raccolte cinque si concretarono in un trionfo: Montaggio del Film, Colonna Musicale Oriiginale, Canzone (Chim-Chim-Cheere), Effetti Speciali e Migliore Attrice: Julie Andrews. Bella rivincita dell’attrice inglese sulla rivale Audrey Hepburn, che aveva anch’essa ottenuto la candidatura come Eliza Doolittle in My Fair Lady. Lo stesso Jack Warner, produttore di My Fair Lady, ammise di aver votato per Julie Andrews.
Walt Disney morì un anno e quattro mesi dopo, ed i biografi possono rallegrarsi concludendo che morì contento. Il trionfo di Mary Poppins gli aveva consentito di ripianare abbondantemente la situazione finanziaria della sua Casa cinematografica e di dar inizio ai grandiosi lavori di edificazione del “suo” California Institute of the Arts, che fu poi denominato Cal-Arts. Che si erge a fronte ed in contrapposizione al Cal-Tech, una delle massime Università scientifiche del mondo, onore e vanto di tutta la California. E forse Walt Disney veramente morì contento, perché quando ormai sembrava ttroppo tardì, sentì di nuovo il sangue scorrere a torrenti nelle sue vene. “Sapeva “ che questo suo ultimo film era la sua opera massima. E tornò ad essere il Walt Disney migliore, cioè il peggiore: autoritario, ostinato, intrattabile, maniacale, megalomane, chiuso al dialogo, alla concertazione, all’accordo e al compromesso. Solo fidente nel suo divino ed infallibile intuito di padre di tutti i bambini della Terra.

NOTA: pur avendo osservato scrupolosamente tutte le regole d'utilizzazione, il film di "Mary Poppins" da noi pubblicato a suo tempo è stato cancellato per infrazione alle norme sui diritti d'autore. Pubblichiamo questo link affinché i nostri lettori, che hanno posto "Mary Poppins" al vertice delle loro preferenze, possano provvedere a collegarsi con una fonte attendibile. Buona visione.

http://www.youtube.com/watch?v=NCoFDMOrC8k&feature=fvsr

(Foto Google di pubblico dominio. Click per ingrandire)